Coaching Case History – 3da Parte

Coaching Case History

Michela e il coaching con Silvia Minguzzi

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Dalle discoteche passando da Anthony Robbins fino alla filosofia dei Veda,da circa quindici anni Michela Brunetti, una giovane donna carina e vivace di 38 anni, segue attraverso le fasi della sua evoluzione con affetto e grande stima l’amica Silvia Minguzzi, divenuta poi sua coach.

Fin dal primo istante ti sembra di conoscerla da sempre, perché Silvia ha un amore per tutto il genere umano, è umile, tratta tutti con enorme rispetto e dona il suo sorriso contagioso che emana serenità. Ti fa stare bene solo con la sua presenza, quando poi ti avvali dei suoi servizi (lei stessa dichiara di essere un ‘servitore’), ne esci rinnovata e pronta a prendere in mano la tua vita in modo consapevole, ricca di tutte le strategie e i nuovi atteggiamenti che lei insieme ai suoi validi collaboratori riesce a trasmetterti.

Ma partiamo dall’inizio Michela, raccontami dell’occasione che vi ha fatte incontrare.

Io ero andata a ballare nella discoteca in cui Silvia si occupava di Pubbliche Relazioni e siamo diventate amiche. Siamo rimaste in contatto,anche se a fasi alterne,ed ho potuto assistere alla sua trasformazione. Silvia dimostrava già allora di essere naturalmente molto portata per la comunicazione, e ne era un esempio il suo lavoro, ma in seguito si è formata ulteriormente con gli studi, i libri, i vari corsi che ha frequentato e le conoscenze di tutte le persone cha ha incontrato, tanto da diventare una vera e propria coach esperta. Devi sapere che Silvia non ha pregiudizi su niente e su nessuno, non è mai giudicante ed è pronta ad apprendere aspetti che ritiene validi di tutte le altre discipline aumentando la sua capacità di dare. La cosa bella è che quando parla con te ti fa sentire importante, hai la sensazione di essere in cima ai suoi pensieri e tutte le sue azioni sono volte al benessere di chi le sta accanto.

Che tipo di insegnamento ti ha dato?

Con lei ho assistito a lezioni di PNL ancora prima che fondasse l’Accademia dell’Intelligenza Emotiva con Andrea Magnani, ma in seguito ho frequentato anche i loro corsi. Io utilizzo le nozioni di Programmazione Neurolinguistica nella vita di tutti i giorni in modo inconsapevole. Le competenze che ho acquisito mi sono molto utilianche nel rapporto con i colleghi operatori socio- sanitari. Oggi lavoro in una Casa Protetta per Anziani dove la relazione con l’ospite è fondamentale. In certe situazioni può essere difficile trovare un buon canale comunicativo con le persone anziane che sono al di fuori del loro ambiente, che si trovano a dover affrontare il dolore, la malattia, la mancanza di autosufficienza e che hanno quindi la necessità di dover dipendere dalle cure di un estraneo. In questo ambito, così come in molti altri, se perdi la motivazione non riesci a lavorare. Con l’aiuto delle cose che ho appreso durante le lezioni, riesco ad andare d’accordo con tutti e vado a lavorare col sorriso, cosa che non mi sarebbe stata possibile se non avessi fatto questi corsi.

Cosa ti ha fatto decidere di intraprendere con Silvia un percorso formativo di questo tipo?

Tutti abbiamo dentro delle ferite profonde da guarire e dei problemi da risolvere, si tratta spesso di dargli il giusto peso evitando di attribuirgli un’importanza eccessiva e di smettere di giustificarealcuni nostri atteggiamenti che ci portano ad adottare comportamenti poco vantaggiosi. Se riusciamo a trasformare le nostre cattive abitudini e a sfruttare le esperienze quotidiane al meglio, la qualità della nostra vita ne trae beneficio. Io per esempio sono sempre stata una persona molto timida, a scuola mi vergognavo di fronte ai miei compagni ed ero terrorizzata dalle interrogazioni. Inoltre cercavo di stare lontano dalla gentementre oggi sono una persona diversa, ho imparato ad essere assertiva e a dire le cose che penso con autorevolezza senza essere offensiva. A volte mi trovo a pensare ‘come mi comporterei se fossi Silvia?’, l’ho vista intervenire in situazioni di emergenza con una tale fermezza e lucidità che vorrei riuscire ad avere anch’io. Inoltre ha una grande coerenza tra pensiero e azione, tra valori e comportamenti.

C’è stato un accadimento particolare della tua vita che ti ha fatto decidere che fosse arrivato il momento del cambiamento?

Effettivamente ad un certo punto mi sono resa conto che il mio matrimonio non soddisfaceva certi parametri per me fondamentali e ho pensato di dover agire per mettere la mia persona e i miei principi al centro della mia vita. E’ stato il momento difficile ma inevitabile in cui ho ritenuto di affrontare questo argomento con mio marito, Silvia mi ha aiutata a risolvere le paure e le angosce del momento.  Un altro nodo per me importante era la mia istruzione: dato che avevo interrotto gli studi ho deciso di riprendere in mano la mia professionalità frequentando una scuola serale. L’Operatore Socio Sanitario collabora con altre figure professionali e con la famiglia al fine di soddisfare i bisogni primari della persona, assiste l’utente nello svolgimento delle attività domestiche, effettua interventi igienico-sanitari, agevola la persona e i suoi familiari nell’accesso alle risorse e ai servizi socio-sanitari, promuove interventi di riabilitazione e attività di socializzazione: ho scoperto che questo era proprio il lavoro che faceva per me, all’inizio volevo solo un diploma ma poi ho capito che questa scuola è molto vicina al mio ideale di impegno nel sociale e inoltre mi permette di essere economicamente indipendente.Mi piace prendermi cura delle persone che hanno bisogno, ho uno scopo che mi appaga. Gli anziani inizialmente sono diffidenti e ci si trova a dover gestire una quotidianità piuttosto dura con la consapevolezza di un tempo limitato davanti a sé. Io devo comunque rimanere distaccata senza farmi coinvolgere troppo, ma mi diverto e riesco a trovare il modo essere a mio agio anche quando lavoro con i nonni perché  vedo le cose belle dello stare con loro.

Secondo te qual è una delle prime cose utili che si apprendono quando si fa un percorso di crescita con un coach?

Senza dubbio si impara ad ascoltarsi, a farsi delle domande e si comincia a parlare con il cuore usando un canale diverso. Durante il primo anno dell’Accademia poi si fa ‘pulizia’ dentro di sé, si impara a gestire le emozioni (belle e brutte), impari a capire chi sei e quali sono i tuoi obiettivi. Il bello del coaching e dell’Accademia è che sono ‘strumenti’ flessibili che si adattano totalmente alle necessità, ai tempi e ai modi di essere delle persone. Il coaching e i corsi possono anche cominciare in un modo e in seguito cambiare direzione di pari passo con il cambiamento che avviene in noi. A me capita anche di diffondere queste conoscenze acquisite anche a chi mi sta vicino, diventa naturale contagiare chi vive con noi con il nostro modo di essere. Ho anche provato di persona il coaching con mio figlio quando la nostra famiglia ha dovuto affrontare un periodo di grandi sfide e sono stata molto soddisfatta del risultato.

Michela hai scoperto qual è il tuo sogno da trasformare in progetto?

Effettivamente un progetto ambizioso ce l’ho, voglio superare il mio limite e ho cominciato facendo il mio primo viaggio all’estero completamente sola: vorrei abbattere le barriere linguistiche per potermi muovere liberamente ovunque e avere contatti con persone di diverse culture. Per questo motivo sto prendendo lezioni di inglese e sto raccogliendo informazioni per poter trascorrere un periododi studio e lavoro in Inghilterra. Ne ho già parlato con i miei figli e anche loro trovano l’idea interessante. Sono convinta che quando vuoi una cosa con convinzione e quando questo sogno ti appartiene veramente, il mondo cospira per realizzarlo…come si dice ‘la fortuna si ha quando la formazione incontra l’occasione’. Io ci metto il mio entusiasmo e il mio impegno, per il resto rimango con un atteggiamento aperto e di grande fiducia.

 

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Coaching Case History – 2da Parte

Coaching Case History

Jessica Neri e il coaching con Silvia Minguzzi

Continua dalla prima parte.

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Hai sentito che quando facevi progressi questo poteva avere ripercussioni negative?

A me dispiace far soffrire gli altri, è una mia caratteristica e questo mi portava a non prendere delle decisioni perché non volevo creare problemi agli altri. In realtà se non ti riconosci e non ti rispetti, non riesci a far star bene gli altri. Tutto ciò che non viene da una scelta non riesce bene. Succede che prolunghi il doppio una sofferenza che ha esiti negativi anche sugli altri. Si rischia di rovinare anche quello che c’è di buono. Il mio tallone di Achille è proprio questo. Prima del coaching non ero a conoscenza di alcuni aspetti del mio carattere, ma ora le mie debolezze le conosco e le accetto. Mi prendo la responsabilità dei miei comportamenti con una consapevolezza diversa. Silvia ti fa capire che ogni giorno nella nostra vita c’è qualcosa di meraviglioso però ce lo dobbiamo andare a prendere. Così ricominciamo a sperare e pensiamo “ce la posso fare”. A volte ci lamentiamo, facciamo le vittime perché prendere decisioni è dura e non vogliamo creare sofferenza negli altri. Silvia ti mette di fronte al fatto che devi raccontartela di meno. Ha un modo meraviglioso di dirti le cose, c’è comprensione, con uno sguardo si fa capire e impari che col modo giusto puoi dire qualsiasi cosa. Quando si hanno le intenzioni giuste si può dire tutto. Silvia riesce a districare i grovigli che abbiamo nella nostra mente.

Raccontaci qualche particolare dell’esperienza di crescita che hai fatto

Nel gruppo di persone con cui ho frequentato il Primo Anno dell’Accademia dell’Intelligenza Emotiva c’era un’alchimia meravigliosa e una bella atmosfera, si parlava di comunicazione e di emozioni. Certo si trattava di infilare il coltello nella piaga, in quell’occasione ho perso totalmente il mio equilibrio ma è stata la cosa più bella che mi sia successa. Noi abbiamo paura dei cambiamenti ma la vera rinascita avviene dopo aver demolito tutto, le nostre convinzioni e i nostri limiti. C’è stato un dissesto interiore, come avere un tornado dentro e da lì è partita la vera trasformazione. Tiziano Terzani dice che durante l’ultima fase della vita, quando siamo vecchi e guardiamo indietro, ci rendiamo conto di come tutti gli eventi siano collegati. Nel momento in cui li vivi non sai a cosa serviranno le tue esperienze ma poi trovi tutte le risposte proprio quando smetti di cercarle. A volte mi capita di ascoltare  le persone che incontro e che parlano dei loro problemi e sento che stanno parlando di me, ci sono persone che mi aiutano senza sapere che lo stanno facendo, mettendosi in gioco. Ho capito che ci si deve mettere in discussione senza mai accontentarsi e che le cose devono farmi contenta, non devo smettere di osare e devo cercare la mia strada, anche con un pizzico di follia devo ambire alla felicità, trovando il meglio per me.

E’ migliorato quindi il tuo rapporto con l’altro nell’ambiente lavorativo e in famiglia…

Io metto molta passione nelle cose che faccio, prima del coaching ero meno indipendente e meno autonoma, adesso posso fare molte cose anche da sola e sia io che mio marito siamo più liberi. Ci possiamo amare moltissimo e rispettarci anche essendo molto diversi. Oggi ho delle certezze: mio marito è come la rete per un funambolo, mi da dà la stabilità necessaria per potermi aprire al mondo, è un punto di riferimento. C’è stata una crescita e una valorizzazione del rapporto con lui anche dopo gli incontri con Silvia. Sul lavoro ho imparato a darmi in un modo più sano ed equilibrato, prima facevo sempre gli straordinari. Adesso ho cambiato il mio modo di fare e ho capito che posso essere autorevole, senza essere autoritaria e che motivando le mie scelte creo una relazione che porta alla crescita di entrambi. E’ bello sentirsi utili e a volte necessari, ma è ancor più bello quando i ragazzi lasciano la comunità sapendo che stanno bene anche senza di noi. La mia missione è mettere dei semi, anche se non vedo i risultati immediati so che il mio contributo è molto importante. Infine faccio una considerazione: puoi mostrare la fonte al cammello ma non puoi convincerlo a bere, ma sono molto contenta perché io nel frattempo imparo moltissimo da loro. Un collega ha fatto di me una bella descrizione che mi lusinga, ha detto che io rappresento per i ragazzi un ponte fra l’adolescenza e l’età adulta perché io ho ancora delle caratteristiche della giovane età in cui loro si riconoscono pur essendo adulta, matura e responsabile.

Quando le persone vedono dall’esterno una forte motivazione e una determinazione verso il cambiamento come quella che hai avuto tu possono mostrarsi diffidenti e credere che sia qualcosa di poco chiaro perché non capiscono di cosa si tratta

Il coaching con Silvia è molto gradevole perché lei ti accoglie e non dà giudizi, ha una totale apertura verso l’altro e il suo sorriso luminoso è come un caldo abbraccio. Silvia possiede una grande luce, io sono credente e vedo in lei una parte di Dio. Posso testimoniare, sulla base della mia esperienza, che l’esaltazione che viene a chi è seguito da lei deriva dalla scoperta che si può stare meglio rispetto a quando si inizia il percorso. Le persone hanno voglia di sentirsi connesse col mondo e di trovare se stesse. Quell’effervescenza e quell’entusiasmo che si prova quando si vive in prima persona questo tipo di esperienza molto forte è giustificata dal fatto che si riesce ad indagare chi si è davvero, magari anche usando l’ironia e la spersonalizzazione o anche immedesimandosi in un supereroe.

Tu sei riuscita a capire chi sei?

Ho sempre pensato di dover trovare un equilibrio perché sono inquieta per natura. Invece ho scoperto che il mio ordine è proprio il caos. Il mio modus vivendi è caratterizzato dalla ricerca e dalla scoperta continua, adesso però trovo anche delle pause sane per ricaricarmi, prima ero una trottola impazzita. Tendevo ad inseguire  spasmodicamente ciò che era nuovo che automaticamente diventava interessante, volevo fare sempre cose diverse ma mi sono resa conto che era un fare per non pensare. Adesso invece ho trovato un senso nuovo a questo mio modo di essere, mi piace imparare cose nuove, ma riesco a farlo nel modo giusto. Ho imparato a non rincorrere continu-amente gli eventi e a non rimandare le cose importanti.

Hai un sogno nel cassetto?

Da qualche tempo ho iniziato a dipingere con gli acrilici. Ho sempre pensato di non saper disegnare, infatti io dipingo, non disegno! Lo faccio usando il pennello direttamente sulla tela, sono soggetti accennati, non definiti. Ho seguito un corso con un pittore affermato a Cesena e devo dire che sono soddisfatta delle mie produzioni. Penso che se ti dai una possibilità il destino ti viene incontro. Sono sempre stata affascinata da chi sapeva dipingere, adesso mentre dipingo entro in una parte di me e provo una sensazione di totale libertà. Mi interessano i corsi di Arte terapia in cui ci si basa su forme artistiche per lavorare su se stessi, mi piacerebbe un giorno poter fare counselling per gli altri.  Un altro progetto è quello di vivere all’estero per un certo periodo.

In che modo puoi affermare che il coaching ha portato i risultati che ti aspettavi?

Gli stimoli mi arrivano in modo forte, ho meno barriere, sono autosufficiente e me la so cavare:  quando io sono felice riesco a trasmettere la mia felicità agli altri. Ho la sensazione di aver trovato il mio posto nel mondo. E’ bello essere come le tartarughe marine: quando nascono e si schiudono le uova hanno l’istinto di andare verso il mare. Anche noi dobbiamo ascoltare il nostro istinto naturale che ci dice qual è il nostro posto nel mondo. A causa delle molte sovrastrutture che abbiamo,  spesso non ascoltiamo la voce interna che ci guida. Il coaching mi ha aiutata ad ascoltare il richiamo che abbiamo dentro. E’ un po’come cercare gli occhiali e trovarseli in testa! La consapevolezza mi aiuta a vivere in modo autentico.

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Jessica Neri e il coaching con Silvia Minguzzi

Raccontami del modo in cui hai conosciuto il coaching…

Ho conosciuto Silvia Minguzzi tramite Lara Fiorentini, una mia ex collega psicologa. Mi ha consigliato di rivolgermi a lei perché attraversavo un periodo di grandi difficoltà personali, un giorno ci è capitato di parlare delle mie emozioni e Lara mi ha detto che mi avrebbe fatto bene parlare con qualcuno dell’Accademia dell’Intelligenza Emotiva. Avevo senz’altro bisogno di un punto di vista esterno,  ritengo che si riesca ad aprirsi di più con qualcuno che non si conosce e che non è coinvolto. Durante il primo incontro ho pianto tanto, avevo molta confusione e mi serviva proprio una visione d’insieme più distaccata per poter fare la scelta migliore. E’ complicato prendere decisioni e fare scelte quando non si hanno le idee chiare. Con Silvia, ho avuto l’opportunità di fare diverse sedute individuali per fare ordine su alcuni  concetti fondamentali. La mia sensazione durante gli incontri era che la mia coach fosse lì per me con un vero interesse per quello che dicevo, mi sono sentita accolta. Ho fatto un lavoro profondo su di me per riuscire a trovare la giusta motivazione per andare avanti. Prima di tutto mi ha parlato dell’amore incondizionato: a volte diamo per scontato il concetto di amore, ma non ce n’è uno solo, sono tanti, dobbiamo imparare come viverlo e come dimostrarlo, non è così scontato.

Alcuni ritengono di non avere il tempo di occuparsi dei propri problemi e rimandano all’infinito, tu come sei riuscita ad organizzarti?

Poiché svolgo la professione di educatrice in una comunità per adolescenti e mi capita di lavorare anche nei fine settimana, se volevo frequentare l’Accademia dovevo chiedere la collaborazione dei colleghi e di mio marito per poter organizzare i turni e per far fronte a diversi week-end in cui non sarei stata disponibile. Mio marito ha appoggiato la mia scelta, ha capito quanto fosse importante per me affrontare e risolvere i miei disagi in quel momento e la mia responsabile mi ha sostenuta con l’assegnazione dei turni. Anche se l’Accademia era già iniziata sono riuscita a prender parte a diverse lezioni e a fare un percorso personalizzato. All’inizio non sai dove ti può portare ma è davvero un’esperienza unica che cambia il tuo modo di vedere le cose e ti aiuta a vivere meglio. E’ un processo strutturato in modo tale da richiedere un tempo ragionevole, non è che da un giorno all’altro stai meglio, ma ti dà le chiavi per aprire dei cassetti che non avevi mai aperto e vedi come sei dal di fuori.

C’è uno dei tanti insegnamenti di Silvia che ritieni sia importante e che vuoi condividere?

Silvia mi ha insegnato ad amare le persone non solo per quello che sono anche per quello che loro non hanno e non saranno mai in grado di offrirti, anche sul lavoro il concetto non cambia perché non ci sono aspetti solo negativi o solo positivi.  Ho capito che non si può chiedere a qualcuno di fare delle cose che non può fare, che non ci si può snaturare ma che si deve rispettare l’altro per quello che è. Ad esempio mi ha fatto capire che nel caso in cui non ci fosse la possibilità di risolvere un problema non vale la pena di arrabbiarsi. Noi attribuiamo agli altri la nostra rabbia ma viene da noi, non da loro. Proprio una frase detta in tutta semplicità mi ha aperto gli occhi su certe ovvietà che mi apparivano  difficili da accettare, tanto era forte l’abitudine ad atteggiamenti sbagliati quanto nocivi: obbligheresti un gatto ad andare in bicicletta? Silvia mi ha resa capace di aiutare me stessa, facendo scelte in totale libertà, sempre nel rispetto degli altri. Mi ha insegnato ad essere una persona autentica, trasmettendomi una sincerità di fondo. Il coaching con Silvia è fatto in modo tale che non ti dà delle risposte preconfezionate ma fa in modo che le risposte le trovi da te. Inoltre vengono fissati dei tempi precisi entro i quali raggiungere i propri obiettivi, ora tengo anche un’agenda, cosa che non avevo mai fatto prima. Gestire il tempo significa anche che la qualità del tempo è diversa. Anche il tempo per il riposo e lo svago vanno pianificati, così come il tempo che si dedica a chi ci sta a cuore…non solo i cosiddetti impegni, quali il lavoro o i doveri quotidiani.

Quali sono i segni tangibili che ti fanno pensare di essere una persona migliore, dopo aver appreso le tecniche e messo in pratica le strategie che hai messo a punto?

Il risultato di questo lavoro con me e su di me, è che provo un amore appassionato per tutto ciò che faccio, capisco il motivo dei miei sentimenti e ne individuo i meccanismi, ho lo stimolo a cercare le risposte o meglio a capire chi sono e il senso di quello che faccio rielaborando certi vissuti che altrimenti mi risulterebbero incomprensibili e sterili. Non dico mai che non riesco a fare una cosa. Tutto è possibile. Non bisogna autolimitarsi, il coaching mi ha liberata dalle restrizioni che mi autoinfliggevo e ha eliminato i miei alibi. Succedeva che per timore del cambiamento o per paura di soffrire tendessi a inventare scuse che impedivano il mio progresso e la mia evoluzione.

Come hai iniziato, qual è stata la frequenza degli incontri?

Ho iniziato con dei colloqui individuali di un’ora e, a seconda di come mi sentivo, avevano cadenza variabile. All’inizio erano più frequenti perché avevo necessità di risolvere delle emergenze, poi via via sempre più distanziati; in genere vedevo Silvia una volta al mese. Quando ho cominciato ad affrontare il lavoro su di me ero molto delusa, io in realtà ero sempre stata una persona solare ma certi eventi mi avevano un po’ incupita. La mia coach mi faceva pensare che gli ostacoli fossero affrontabili e che io fossi capace di reggerne il peso; la sensazione era che la situazione vista da un’angolazione diversa mi dava emozioni diverse,  insomma avevo una visione meno amara dei miei problemi.

Che studi hai fatto e di cosa ti occupi?

Ho studiato Scienze dell’Educazione e sono Educatore Professionale di Comunità, ho lavorato con i disabili (un’esperienza che mi ha dato tanto) e anche in una comunità terapeutica, oggi mi occupo di minori temporaneamente allontanati dalle famiglie di origine che risiedono in una comunità educativa. In tutti i casi avevo la funzione di quella che ricaricava le batterie agli altri, ma i “cavetti” delle altre persone  mi svuotavano completamente, tanto che mi succedeva di non avere più niente da dare, magari ero stata in grado di dare molto ma alla fine la mia energia era totalmente esaurita e mi sentivo come svuotata.  Da quando ho considerato che stavo anche ricevendo la mia quotidianità è migliorata. Silvia mi faceva l’esempio dell’amore per un animale domestico: non ti costa energia, lo fai in modo disinteressato e senza avere aspettative e quindi vivi aspirando al meglio senza volere niente in cambio. Chi ritiene di non poter fare, se la racconta mentre invece quando si riesce ad amare e a dare agli altri la propria vita cambia. A volte per assurdo ci ferma la capacità di riuscire perché anche il successo porta al cambiamento che seppur positivo influenza la vita di chi ci sta accanto.

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Coaching: un caso concreto

Coaching: un caso concreto

Descriviamo l’incontro di un professionista molto impegnato che, con l’ausilio di una coach esperta, vuole migliorare la qualità delle sue giornate riuscendo a riprendere in mano le redini della propria vita, migliorando le relazioni con gli altri, acquisendo una migliore conoscenza del proprio mondo interiore.

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Marcello Sole racconta il suo incontro con Silvia Minguzzi.

Qual è la molla che ti ha spinto a rivolgerti ad un coach?

Circa un anno e mezzo fa avevo una grande confusione in testa e un giorno parlando con un’amica del mio stato d’animo mi ha consigliato di mettermi in contatto con Silvia. In quel periodo ero immerso in pensieri lugubri e l’inizio del coaching è stato strano per me perché Silvia è molto attenta a certi particolari che fanno parte del quotidiano ma che sfuggono ai più e così facendo mi ha fatto alzare la testa, cioè dandomi fastidio e mettendomi in una posizione scomoda, mi ha fatto rendere conto di alcuni miei atteggiamenti e mi ha stretto con le spalle al muro. Mi faceva delle domande che erano delle pugnalate perché mi costringeva a vedere delle cose che nascondevo anche a me stesso. In quel periodo non avevo un obiettivo preciso e ricordo che mi tornavano alla mente le parole di una canzone di Franco Battiato che dicevano…”avrai pure un progetto per la tua vita”…Questa frase mi disturbava, mi metteva a disagio. Silvia mi ha fatto capire, giorno dopo giorno, che si può arrivare dove si vuole, dipende solamente dalla voglia che si ha di raggiungere un obiettivo e dal sacrificio che si è disposti a fare per riuscire a realizzare un progetto.

Con che frequenza la incontravi?

Inizialmente la vedevo una volta la settimana, poi ogni quindici giorni e adesso la vedo saltuariamente, ci faccio delle chiacchierate per vedere di raddrizzare qualche mio comportamento o atteggiamento che ancora non si dovesse rivelare costruttivo per la mia realizzazione. Gli incontri che facciamo in questo ultimo periodo sono caratterizzati dal dialogo e dal confronto per vedere con più chiarezza qual è il compito che devo portare a termine. Io ho bisogno di un po’ più di tempo paragonato agli altri e cerco di rispettare il mio modo di essere. Sono come una mongolfiera che tende a salire in alto…ma butto la zavorra un po’alla volta, sono legato ad alcune cose che rallentano il cambiamento.

coaching italia

Qual è stata una delle tue priorità, una meta da raggiungere?

Diciamo che un aspetto importante è stata l’organizzazione della mia giornata, in pratica avevo problemi con il time management. Sono riuscito ad imparare che è fondamentale prendere degli impegni con se stessi, lavorare per ottenerli ed essere inflessibili. Non si deve cedere alla tentazione di cambiare un ‘ordine del giorno’ perché risulta più comodo in quel momento rischiando di togliere spazio ad altri aspetti che invece sono altrettanto importanti…a volte lo sono persino di più se considerati dal punto di vista del nostro benessere e della qualità della nostra vita. Tenere un’agenda ordinata e rigorosa si è rivelata un’attività fondamentale. Ho considerato anche di partecipare a dei corsi di formazione che si svolgevano nel fine settimana ma era per me prioritario lasciare spazio a mia figlia e a mia moglie, direi che anche questo è  risultato dall’avere un quadro chiaro e preciso della mia scala di valori visto che non mi sono lasciato trasportare dall’entusiasmo del momento ma ho tenuto un punto fermo.

Cosa ti ha fatto capire che eri arrivato ad una svolta?

L’anno 2011 è stato il più bello che io ricordi perché ho raggiunto delle mete decisive e le cose venivano con facilità, senza arrivare ad essere stremato e insoddisfatto. Quando si ottiene un risultato che nasce da una fatica ha un altro sapore. Prima ero sempre oberato di lavoro, ero sempre protagonista della mia attività ma a quel punto sentivo l’esigenza di andare un po’ in ombra. Adesso ho un socio al quale delego parte dei miei impegni e con lui sto costruendo un’attività in cui non sono più io il cardine. Lo studio va avanti da solo e ho guadagnato tempo per me, ho la tranquillità di poter arrivare in ritardo qualche volta, se succede non è un problema. Questo mi ha permesso di dare in mano ad un’altra persona tutto il mio lavoro, anche ciò che mi rendeva unico, sto ricavando un grande sollievo da questo, sono sereno. Ho pienamente raggiunto il mio scopo in questo senso. Finalmente posso andare in moto e sono riuscito a correre a Santa Monica a Misano che è sempre stato un mio sogno. Inoltre mi dedico ad altre attività sportive che prima mi sembravano impossibili. Sono riuscito a prendere parte alla mia prima maratona…un tempo mi  faceva paura tentare di superare una certa soglia perché temevo il fallimento. Con l’aiuto di Silvia ho vissuto questa sfida come un divertimento, il percorso per vincerla è stato piacevole e sono riuscito a fare la mia conquista con grande soddisfazione

In che modo Silvia è stata in grado di farti arrivare a questo punto?

Mi dava degli spunti e poi voleva vedere cosa succedeva, mi faceva fare degli esercizi. Per esempio mi ha fatto disegnare dei palloncini nei quali scrivevo le cose che mi sarebbe piaciuto fare, a seconda del valore più o meno grande che io davo avevano dimensioni diverse. La cosa importante in questo esercizio è vedere i tuoi desideri e le tue aspirazioni nero su bianco e vederli quotidianamente. Per prima cosa volevo del tempo per me ma una volta raggiunto questo primo traguardo si sono collegate le altre cose.  La cosa bella è che il cambiamento nasce da te.

Continua…

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Comunicare con gli occhi a mandorla

Comunicare con gli occhi a mandorla

Intervista a Deborah Crociani, coach.

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deborah crociani

Una ragazza con le idee chiare che guarda lontano, Deborah Crociani.
Una mente allenata ad affrontare obiettivi complessi che si è forgiata all’insegna della flessibilità, pronta ad adattarsi alla realtà senza mai aspettarsi il contrario.
Una laurea in giapponese, data quasi per scontata come se fosse una cosa per tutti, che si è rivelata un trampolino dal quale fare un tuffo nell’umanità nel senso più ampio del termine.

Ci descrivi la motivazione che ti ha spinto a fare un lavoro totalmente difforme dagli studi universitari intrapresi?

In realtà non ritengo che lo studio delle lingue e culture diverse dalla nostra sia così lontano e fuorviante rispetto alla figura di coach o formatore come magari può sembrare. Per due motivi: in primis studiando all’estero ho riscoperto le mie radici e poi ho capito che il mio interesse principale era “comunicare”. Durante i sei mesi trascorsi in Giappone, nonostante conoscessi la lingua, mi ci è voluto un po’ per abituarmi al parlato locale e ad esprimermi in modo che mi comprendessero. Da questa esperienza sono giunta alla conclusione che capirsi e comunicare al di là della cultura di provenienza era per me prioritario. La mia esperienza come ragazza alla pari in una piccola cittadina nipponica in qualità di volontaria con bimbi della scuola dell’infanzia e in una comunità per anziani, mi ha dato la possibilità di apprezzare il valore della gestualità e della mimica, del linguaggio del corpo insomma, e di tutti quei segni che più o meno inconsciamente usiamo per esprimerci.

Com’è stato sentirsi così diversa dagli altri ed essere al centro dell’attenzione? Com’è l’atteggiamento dei giapponesi nei confronti degli italiani?

E’ una strana sensazione. Sono persino diventata famosa, hanno parlato di me sui giornali in quanto occidentale. L’italiano è considerato in modo positivo dai giovani che sono molto attratti dal nostro mondo, mentre a seguito degli esiti della seconda guerra mondiale gli anziani non si facevano nemmeno toccare da me perché ci considerano traditori. In genere comunque hanno difficoltà ad accettare gli stranieri, hanno un grande senso di appartenenza e sentono di avere qualcosa in più rispetto agli altri Paesi. Fondamentalmente comunque sono molto rispettosi e non dimostrano mai il loro dissenso, la loro eventuale diffidenza o ritrosia è qualcosa che va al di là del loro comportamento.

Perché ritieni di essere adatta a svolgere l’incarico di docente e formatore?

Oltre agli anni di studio e alle varie docenze che mi hanno dato le basi necessarie, mi piacciono le persone e l’umanità in genere. Mi piace molto rapportarmi con i giovani e sento di riuscire a conquistare la loro fiducia e la loro stima. So essere determinata e paziente, sono flessibile ma so anche quando mettere i cosiddetti paletti. La docenza con gli adulti è completamente diversa da quella con i ragazzi. Nel primo caso è un percorso che scelgono autonomamente e il loro coinvolgimento è totale, mentre i più giovani sono spesso demotivati ed hanno poca autostima. Nel corso di una delle attività che sto svolgendo adesso come insegnante di Comunicazione in una scuola professionale, sto imparando a gestire gruppi disomogenei con casi a volte piuttosto difficili da affrontare e mi accorgo che i ragazzi in realtà stanno formando me perché devo reagire in modo consono alle loro provocazioni quotidiane, siano esse volute o intrinseche al loro vissuto e a quello delle loro famiglie.

Qual è fra i corsi che hai frequentato il più significativo?

L’incontro con Anthony Robbins a Londra dove mi aveva mandata l’agenzia con cui collaboravo è stato per me fondamentale, in quell’occasione ho conosciuto anche Silvia Minguzzi. Partecipare agli eventi organizzati da Anthony Robbins è una svolta importante nella vita di una persona e cambia il modo in cui si concepisce il proprio mondo interiore, da quel momento si ha un approccio diverso anche con l’altro. Per lui l’amore e la connessione sono concetti fondamentali ed è un eccellente comunicatore oltre ad essere fortemente carismatico. Mi ha regalato un grande meccanismo che posso autonomamente innescare quando ne ho bisogno. Per fare un esempio di immediata comprensione, prendiamo la metafora dei giocattoli a molla: anziché limitarsi a caricarmi lui mi ha consegnato la chiave e io posso ricaricarmi quando voglio. In altre parole per essere motivata, sicura di me e delle azioni che intraprendo nella piena consapevolezza non ho bisogno che nessuno che mi spinga perché io mi spingo da me.

C’è stata un’altra occasione che ti ha fatto pensare di reindirizzare la tua professionalità?

In effetti durante gli anni in cui mi sono occupata di insegnare le tecniche di vendita, il marketing e il telemarketing a commerciali di diversa estrazione, mi sono resa conto che non basta avere gli strumenti se non si acquisisce anche un modo di essere coerente con essi, è necessario avere in sé la giusta predisposizione d’animo. Per esempio posso insegnare a dire “Buongiorno” ad un venditore ma se lui non lo dice con la giusta convinzione non trasmette accoglienza ma distanza anche se usa le parole giuste. Questo ha sviluppato il mio interesse verso una formazione a trecentosessanta gradi nel campo della crescita personale, del coaching, della motivazione.

Cosa ti ‘carica la molla’ quando lavori?

Il mio obbiettivo è nel quotidiano, nel piccolo: quando incontro una persona mi prefiggo di farla stare meglio rispetto a quando l’ho incontrata. Con l’esercizio costante questo atteggiamento diventa una nuova abitudine. In pratica chi ha le idee chiare non mette ansia e la serenità è qualcosa che si trasmette. Mi piace far parte della schiera di persone in cui la logica della coerenza, della competenza, del buon esempio, dei valori positivi portano con sé benessere e armonia.

 

Coaching ed eventi di team building

Coaching ed eventi di team building

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L’azienda come team

Un’azienda può sentire il desiderio di affidarsi ad un professionista del team-building nel momento in cui vive situazioni e problemi connessi ai confronti, alla necessità di gestire dei conflitti e dei cambiamenti. Un evento di team building è un’occasione per creare stimoli efficaci per la motivazione del personale e può avere obiettivi variabili che vengono decisi volta per volta insieme al cliente.

coaching aziendale

L’azienda fuori dall’azienda

Il coaching aziendale applicato al team building consente di creare su misura un evento motivazionale in un contesto diverso dalla vita aziendale, orientato a lavorare su elementi importanti di auto formazione attraverso l’esperienza diretta. I coach esperienziali sono professionisti esperti nella progettazione e conduzione di corsi di metodologia esperienziale, sopravvivenza e giochi formativi di gruppo, sono anche guide, istruttori sportivi, esperti in dinamiche di relazione e dei sistemi. Il coach esperienziale insegna attraverso l’esperienza diretta.

Attività, location e partecipanti

Le attività che vengono proposte sono numerose e diverse tra loro. Per scegliere al meglio il programma bisogna tenere in considerazione la location: alcuni format possono essere realizzati solo in alcune location. E’ fondamentale che si tratti di location in grado di comprendere le esigenze specifiche per quel contesto. Anche il numero di partecipanti è uno dei parametri importanti per progettare l’evento, inoltre le aziende sono spesso in difficoltà ad indicare il budget che intendono investire, ma spesso riuscire a farlo consente di formulare al meglio un’offerta che soddisfi le aspettative del cliente. Un evento di team building per circa 30 persone può avere indicativamente il costo di una escursione turistica guidata.

Obiettivi e risulatati

Riguardo agli obiettivi, i programmi vengono adattati alla tipologia di azienda, all’evento e alle esigenze del cliente. Alcuni hanno una finalità aggregativa, di divertimento e condivisione di momenti piacevoli che vengono associati all’azienda.
Altri hanno intenti formativi.
Inoltre potrebbe essere utile che il committente consenta al coach che dovrà progettare e condurre l’evento, di conoscere bene i partecipanti, ad esempio attraverso la somministrazione di un questionario.

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Deborah, il coaching e la Scuola per Genitori

Deborah, il Coaching e la Scuola per Genitori

Quello che stai per leggere è un articolo su una delle coach di www.Coaching-Orientamento.it

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Se invece vuoi comprendere meglio il tema portante di questo blog, t’invitiamo a cliccare su Coaching, cos’è? che contiene una panoramica generale dei temi trattati.

Deborah Crociani, il giullare a molla dentro la scatola…

deborah crociani

Un cubo solido, stabile, rigoroso, con una grossa sorpresa dentro…un giullare a molla! Un giullare, ecco come si descrive Deborah Crociani. Le piace ridere, scherzare e si definisce una persona molto emotiva. Le piacciono i ragazzi e sogna per loro un ambiente formativo ad hoc, qualcosa che ancora non c’è e di cui invece nella società moderna si sente forte il bisogno.

Ecco come vede il suo futuro: le piacerebbe aprire una scuola per i ragazzi dove tutto l’insegnamento avviene con tecniche di PNL e con l’uso dell’Intelligenza Emotiva, dove si trascorrono molte ore dentro una specie di campus e dove si svolgono, alla pari delle lezioni tradizionali, varie attività ludico-ricreative che hanno lo stesso valore delle altre materie. Questa idea innovativa di scuola prevede una parte didattica e una parte relazionale perché l’educazione non può prescindere dai rapporti umani. Ci deve essere supporto, aiuto, ascolto. I ragazzi devono poter stare insieme per parlare tra di loro ma hanno anche necessità di rapportarsi con gli adulti. I giovani dei nostri giorni, bombardati da stimoli e inondati da fiumi di informazioni ormai alla portata di tutti, non sono più coloro ai quali è indirizzato in modo preponderante l’insegnamento delle conoscenze e del know-how…essi sono anzitutto da affiancare nella scoperta del loro potenziale e devono apprendere come sia possibile portare il loro prezioso contributo rendendolo fruibile al mondo, sia esso lavorativo che familiare e relazionale in genere. A volte sono come lampadine impolverate, basta togliere la polvere che le rende opache e fargli vedere che sotto c’è una luce che brilla. Deborah si è trovata ad avere a che fare con realtà problematiche, nel lavoro e nella vita, ed ha potuto constatare che spesso dove c’è opposizione c’è una forte richiesta di attenzione. Ecco perché ci deve essere uno spazio sia fisico che temporale dove sia possibile dedicare ai giovani tutta l’attenzione che chiedono, a volte anche per sopperire a carenze e vissuti connotati da forte disagio.

coaching

Deborah però ritiene che per essere in grado di affrontare il sogno innovativo della scuola per ragazzi, si debba affrontare un passaggio intermedio: il progetto della Scuola per Genitori, per studiare le dinamiche che funzionano e dotarsi quindi di molteplici strumenti. Il suo concetto di Scuola è però in questo caso un po’ più tradizionale. I genitori dovrebbero proprio mettersi in gioco, frequentare in modo attivo le lezioni, interagire in modo pratico. Tutto questo oltre ad essere utile per agevolare quello che ormai è largamente riconosciuto come il più difficile dei “mestieri”, sarebbe oltremodo efficace per costruire le fondamenta dell’educazione dei giovani.

A Deborah, piacciono molto i cartoni animati soprattutto giapponesi. Uno non può mai sapere da dove nasce un desiderio, gli stimoli esterni che ad una persona sono totalmente indifferenti, scatenano una forte curiosità in un’altra. E’ da lì che è nato il suo interesse per il Giappone, che si è tradotto in uno studio delle lingue e delle letterature orientali. La curiosità contraddistingue tutti coloro che si addentrano in un universo così lontano dal proprio, dovendo abbandonare tutte le certezze, entrando nella mentalità dell’altro, cambiando prospettiva nel considerare che esistono valori diversi dai propri, non necessariamente da sottoscrivere in toto, sicuramente da studiare e valutare facendo proprie le caratteristiche che più si ritengono valide. Alla base però di chi, come Deborah, si accinge ad approfondire lo studio dell’animo umano e i meccanismi che sottendono alle relazioni, c’è una totale e cieca fiducia che dall’altro si può sempre imparare, in un continuo scambio che provoca la crescita di entrambi se affrontato con la giusta disposizione. E’ inoltre fondamentale dare tutto anche nelle cose piccole di tutti i giorni. Prendiamo ad esempio la metafora del golf:  se io sono in un campo da golf  e sono molto lontano dalla buca, sembra che inclinare la mazza di pochi millimetri non cambi molto, ma nel lungo periodo questo fa la differenza perché la palla va in una direzione completamente diversa.

Ha un ricordo molto bello dell’esperienza come addetta del reparto ortofrutta di un supermercato: questo reparto ti accoglie, è tranquillo, colorato, è il primo con cui si entra in contatto e forse, insieme al reparto gastronomia, è un posto in cui ancora resiste il rapporto con l’acquirente. C’è il pensiero che l’addetto ortofrutta sappia come fare le ricette e vieni percepita dai clienti come se fossi una di loro. Inoltre è una bella sensazione allestire il reparto al mattino alle sei nel totale silenzio. E’ un lavoro senz’altro faticoso dal punto di vista fisico ma rilassante. La professionalità di Deborah Crociani si sviluppa partendo dal basso, dalla gavetta, dalla conoscenza del mondo reale, tutto questo è ciò che rende forte e affidabile una risorsa presa dal mondo del lavoro e dei servizi alle aziende in senso stretto e regalata a tutti coloro i quali siano alla ricerca di un punto di riferimento forte, capace e competente, ricco di umanità e voglia di divertirsi. Ecco cosa trova chi si affida alle mani esperte del giullare nella scatola, un cioccolatino fondente dal morbido ripieno…

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Coaching, cos’è?

Coaching, cos’è?

A questo punto del nostro viaggio è necessario fare un punto, fermarci un attimo e stabilire nero su bianco di cosa stiamo parlando, per poter ripartire con maggior chiarezza. In queste settimane, parlando di “Coaching” ne abbiamo cercato una definizione, ne abbiamo analizzato la diffusione e le origini, ne abbiamo raccontato le applicazioni e l’aspetto personale, poi abbiamo visto a chi serve e cosa significa iniziare un percorso di coaching, quali benerfici e quale sostegno ne ottieni, infine il ruolo della comunicazione e della motivazione, adesso abbiamo abbastanza elementi per rispondere alla domanda “cos’è il coaching?

Prima però ti ricordo che per approfondire tutti questi temi e iniziare il tuo percorso puoi chiamare adesso il 393.93.866.08 (risponde coach Silvia) o scrivere subito a info@coaching-orientamento.it

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Cos’è il Coaching?

Ecco la risposta dello staff di www.coaching-orientamento.it

Il Coaching è una metodologia che si prefigge di assistere persone e gruppi nel raggiungimento di obiettivi  specifici, migliorare i risultati conseguiti ed affrontare le fasi di cambiamento.

Si occupa di studiare le prestazioni eccezionali umane, in armonia con la realizzazione profonda dell’essere secondo la sua natura, di sperimentare ed insegnare tecniche, conoscenze e strumenti di crescita personale e professionale per il miglioramento psico-fisico della qualità della vita attraverso interventi di formazione esperienziale.

L’ascolto, la capacità di essere affascinati dall’originalità di ogni cliente da parte del coach, la capacità di accoglienza e la costruzione del clima fanno della relazione di coaching una relazione unica. Una relazione creativogenica in tutti i suoi aspetti.

Un coach preparato deve conseguire conoscenze ed esperienze che assicurano di focalizzare ed ottenere velocemente degli obiettivi misurabili. Programmazione Neuro Linguistica, Psicologia dei Veda, Psicologia Analogica, l’esperienza nel campo delle Pubbliche Relazioni, i principi dell’Equitazione Naturale, laboratori di Improvvisazione Teatrale, sono solo alcuni dei mezzi che possono portare ad ottenere tali risultati.

coaching cos'è?

Prendiamo ad esempio la PNL: quello che rende così efficace la Programmazione Neurolinguistica, è che vengono studiati gli schemi che adottano le persone che ottengono risultati. Se il risultato è l’eccellenza, vengono determinati quali schemi di comportamento, mentali e di linguaggio sono stati utilizzati per ottenerlo.

Si tratta di prendere ciò che funziona in qualunque settore (psicologia, terapia, ipnosi, counseling, sociologia, filosofia, insegnamento, problem solving, sport, coaching, leadership, tecniche di vendita, comunicazione, management) e portarlo in altri, dando delle “linee guida“ generali.

La PNL ci aiuta ad avere maggiore controllo delle proprie emozioni,  ad usare il linguaggio con efficacia e precisione, sia con gli altri (famiglia, amici, relazioni, team, colleghi, clienti, al lavoro), che con noi stessi, ad avere maggiore sicurezza e autostima, a rendere i nostri comportamenti più produttivi e a trovare motivazione ed entusiasmo.

Concretezza, monitoraggio costante, cambiamento di prospettiva, fornire scelte, feedback preciso e imparziale e responsabilità sul risultato: queste sono le caratteristiche salienti di chi svolge la propria attività di coaching secondo criteri scientifici.

Gli strumenti innovativi per conseguire Outdoor Training, Experiential learning, Team Building e Team Working sono tra gli altri l’Equitazione naturale, i Lanci col paracadute, i Viaggi, il Tiro con l’Arco e gli Aquiloni: in due parole il gioco e l’esperienza. Qui entra in gioco il valore della metafora della vita attraverso l’esperienza che si trasforma in metafora vissuta. Il gioco e l’attività ludica sono la fotocopia bonsai di come funziona la vita. Fare esperienza delle cose  e giocare con la vita, mettersi in gioco e rischiare di non saper fare è da coraggiosi!

Il cambiamento deve avvenire a piccoli passi: vari condizionamenti da quello educativo a quello sociale ci spingono a credere che il fallimento sia sterile e negativo, è opportuno invece rendersi conto che imparare cose nuove richiede tempo e passi intermedi e quindi occorre darsi la possibilità di sbagliare perché si tratta di esperienze e non di errori. Dobbiamo essere tesi a rimettere ordine nel nostro atteggiamento di sempre riallineando quello che c’è fuori e quello che c’è dentro.

Il primo requisito di una decisione di qualità riferita a un progetto di vita è il rispetto del profilo personale o professionale della persona. In altre parole, la decisione è tanto più di qualità, quanto più rispetta il mondo interno ed esterno della persona.

Il coaching deve favorire uno scambio che è costruzione comune, processo condiviso e solidale, finalizzato all’azione, a comportamenti manifesti, che sono verifica e punto di partenza per nuovi progetti;  non esprime potere o dipendenza, ma ascolto, ricerca, impegno e autoresponsabilizzazione. La relazione di coaching non è finalizzata all’adattamento, ma al cambiamento, allo sviluppo, all’evoluzione attraverso il superamento di ostacoli e la valorizzazione di risorse.

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Coaching e motivazione

Coaching & motivazione.

Dopo aver parlato del Coaching come sostegno entriamo in una delle sfere di maggior interesse tra coach e cochee: la Motivazione, il motivo per cui facciamo le cose.

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Datemi un coach e solleverò il mondo!

Con la giusta motivazione e un coach preparato si riesco a raggiungere gli obiettivi più disparati.

L’intensità delle motivazioni rappresenta infatti un elemento di cruciale importanza. Il primo compito del coach è dunque quello di favorire, con tecniche appropriate, la scoperta o la riscoperta del mondo dei desideri e delle motivazioni individuali, facilitando il superamento di quei meccanismi difensivi che costituiscono una negazione del proprio benessere.

coaching

Coaching, cos’è?

Nel 1500 circa appare per la prima volta il ternime “coach” per definire un mezzo di trasporto, un carro trainato da cavalli, nella piccola città di Kocs (pronunciato “coach”) in Ungheria. Nelle università inglesi, a metà del 1850 la parola è stata utilizzata per riferirsi ad una persona che aiutava gli allievi nella preparazione all’esame e pare avesse collegamenti con la parola “cramming” (sgobbare) cioè l’abilità multidisciplinare connessa con il controllo di un gruppo di diligenze trainate da cavalli. A partire dalla metà degli anni ´70 la parola “coach” viene utilizzata in combinazione con lo sport. Questa sinergia la si deve a Timothy Gallwey un allenatore (coach) di tennis. Verso la fine degli anni ´90 arrivano i primi studi sugli incrementi di produttività dei managers che seguivano un percorso combinato di training e coaching. Altri studi confermano relazioni tra gli interventi di coaching e i miglioramenti dei rapporti con i clienti e incrementi del ROI (Return on Investment). Il Coaching affonda le sue radici nella Psicologia Umanistica focalizzandosi sulla dignità e sul valore intrinseco della persona.

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Il Coaching. Un sostegno concreto.

Il coaching come sostegno.

Per approfondire il tema dei benefici del coaching introdotto con l’ultimo articolo proviamo a immaginare il coaching come un sostegno su cui appoggiarti per innalzare la tua qualità di vita.

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Cosa aspetti? “Quello che facciamo oggi, determina il nostro domani.

Il sostegno di un Coach professionista

Il Coach aiuta coloro che hanno bisogno di rinforzare o riorientare le proprie competenze oppure coloro che vogliono sviluppare imprenditorialità, creatività, efficacia.

Quando si desiderano migliorare il clima e le relazioni familiari o se si ambisce a sviluppare assertività e leadership con i ragazzi oppure se si opera in contesti con forte turbolenza competitiva, è proprio il coach che può darci una mano a trovare la giusta soluzione.

il coach

Raggiungere i propri obiettivi con un Coach.

Ecco come raggiunge i propri obiettivi la persona che si avvale di un personal coach:

  • esprime pienamente le proprie risorse con l’aiuto e l’attenzione dedicata di un coach esperto.
  • approfondisce temi non facilmente esplicitabili in ambito formativo allargato,
  • esamina ed allena in uno spazio “protetto” opzioni e comportamenti diversi da quelli abituali
  • dispone di un supporto flessibile e modulabile rispetto ai propri vincoli e alle proprie necessità.

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